03 Giu

Oreficeria Digitale; un entusiasmante incontro tra tradizione artigiana e tecnologia

Concluso il Corso di Oreficeria Digitale, uno dei più sperimentali in Italia, possiamo tirare le somme del lavoro svolto. DAMA cerca di proporre corsi innovativi per gli sviluppi futuri dei mestieri artigianali celebri del nostro Paese. Il Jewelry Design e l’Oreficeria sono stati una sfida importante per la nostra faculty, ma possiamo affermare di avere segnato passi importanti in questo mondo. La classe della prima edizione di questo corso è stata compatta e pronta ad accettare la sfida. Quattro persone provenienti dal mondo tradizionale e classico dell’Oreficeria, quella in cui ci si sporca la mani stando curvi su un banchetto di legno. Personaggi che non amano stare sotto i riflettori dell’Alta Moda, e che a conti fatti sono gli “operai” del Fashion. Persone con un bagaglio culturale e un sapere immenso dato dalla loro professione, un sapere millenario in quanto proveniente da epoche molto lontane. Persone a metà strada tra alchimisti, fabbri e scultori.

Il primo grande scoglio da superare è stata naturalmente la diffidenza iniziale tra chi svolge il suo mestiere artigianale da anni e si è affacciato, per curiosità o per mettersi alla prova, nel nostro mondo, quello della tecnologia e dei software. Pianeti distanti, che orbitando a volte si sfiorano, a volte rischiano di collidere con esplosioni violente, a volte si ignorano e viaggiano a debita distanza nello spazio. Difficoltà ci sono e continueranno ad esserci, come è giusto che sia. Che bisogno ho di ricorrere ad un software se riesco a scolpire a mano in modo  tradizionale animali che sembrano prendere vita? La risposta è semplice; puoi e devi continuare a farlo, ma magari puoi innestare la scultura eseguita su una base perfettamente matematica, creata con algoritmi impartiti da un software. Il trucco è far fare il lavoro più noioso e insidioso alle macchine. Superato lo scoglio inziale, è subentrato il divertimento nell’esplorare un mondo tutto sommato amichevole e non minaccioso, il mondo della modellazione 3d. Un mondo dove non esiste l’approssimazione o l’errore inaspettato ma regna incontrastata la Dea Matematica. Tutti sono stati entusiasti nel conoscere le regole di questo nuovo ambiente virtuale, e nel capire la sua funzione impareggiabile di aiutante nello svolgere con rapidità e facilità operazioni prima complesse e lente, come ad esempio la disposizione di pattern moltiplicati su una superficie. Dopo aver progettato, assistiti dai trainer, i propri modelli, si è passati alla prototipazione rapida tramite resina fondibile. Coadiuvati dal team Sharebot, i corsisti  hanno realizzato i modelli con la stampante 3d DLP Voyager. Un modo per fabbricare piccole serie in resine calcinabili, saltando così il processo di gommatura necessaria a creare calchi per la replica dei modelli.

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Alcuni momenti del corso. I partecipanti entrano in contatto con la stampante 3d e le sue funzioni, coadiuvati da Matteo Abbiati di Sharebot.

L’affiancamento al processo tradizionale di produzione è stato comunque assicurato dalle sapienti spiegazioni, inframezzate da laboratori pratici di gommatura e microfusione, di Francesco Di Cori, esperto fonditore per 8 anni presso Bulgari. I modelli in resina stampati in 3d sono successivamente spediti ad un laboratorio di microfusione professionale, che utilizzando un procedimento analogo a quello della cera persa,  esegue il processo di fusione della resina calcinabile innestata su un “grappolo”, ottenendo un calco entro il quale colare il metallo.

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Gli step fondamentali del processo di produzione utilizzato durante il corso. Partendo da sinistra, dalla modellazione 3d (Rhinoceros) e il rendering con Keyshot si passa alla stampa 3d in resina calcinabile (come nel caso dei modelli fotografati). Segue la microfusione: prima l’anello in argento grezzo, appena tagliato dal grappolo di fusione, e dopo l’anello trattato nel banchetto orafo, con speciali processi: annerimento con mordezzante per argento e rispazzolatura. Designer dell’anello: Dario Faraldo.

Il corso è stato un vero e proprio viaggio, con difficoltà, insidie da superare, conoscenze acquisite. I quattro partecipanti hanno reagito positivamente alle sfide, mostrando ognuno la propria personalità e il proprio bagaglio culturale, e rapportandosi con approcci differenti e unici alla novità della Digital Manufacturing. Dario Faraldo, orafo e jewel designer con laboratorio in proprio, si è soffermato sulle potenzialità di calcolo dei software CAD nell’eseguire operazioni complesse come la distribuizione precisa e controllata di pattern su superfici, impossibile da effettuare con precisione millimetrica manualmente. Elena Merlin , autrice di gioielli in metallo di ispirazione fantasy e medioevale, ha sperimentato molto sulla riproduzione di anelli e monili storici, tramite modellazione 3d. Sara Baldari, giovane jewelry designer romana attualmente occupata a Milano, si è impegnata nella realizzazione di elaborate forme organiche, che ricordano piccoli vulcani. Un approccio che deriva dal suo stile molto legato alla natura tellurica e materica. Infine Rita Zannoni, una professionista, scultrice e artista con una solida esperienza nel campo dell’Oreficeria tradizionale. Il suo metodo di lavoro, orientato alla riproduzione realistica di animali, è stato il più difficile da coniugare con la matematica dei software. Ma dopo un iniziale spaesamento, assistita dal trainer Gilberto Pescatore esperto in Jewelry Design, si è ambientata nell’ambiente virtuale di modellazione. Sicuramente Rita continuerà a fare le sue splendide creazioni artistiche a mano, e sarebbe un errore non continuare in questo modo. Dopo il corso potrà però scegliere se montarle su supporti creati matematicamente tramite software e riproducibili in serie con facilità. Ancora una volta, non sostituzione, ma implementazione.



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