20 Mag

LE STORIE DI 5 PROGETTI DI DIGITAL FABBING AL FUORISALONE

Il Digital Fabbing può produrre con poche risorse prototipi di Interaction Design interessanti. Prototipi che perfezionati e messi in produzione possono essere inseriti con successo nel mercato della Domotica, sempre più interessante e denso di aspettative per il pubblico. Migliorare la qualità della vita in ambienti fortemente antropizzati è stato l’input generale per la progettazione di oggetti di Design in forma di prototipi. Quella che segue è una rassegna delle storie di cinque prodotti, partoriti con passione e fatica durante la prima edizione del Corso di Digital Fabrication DAMA (Digital Arts & Manufacturing Academy) e presentati al Fuorisalone 2016 durante la Tortona Design Week.

Il processo produttivo della Digital Fabrication utilizzato durante il corso. Si parte dallo sketch del concept per arrivare all’ingegnerizzazione in ambiente CAD. Il modello 3d viene successivamente prototipato, tramite fabbricazione additiva (stampa 3d) e sottrattiva (laser-cut). L’oggetto viene poi reso interattivo tramite Arduino.

 

Il Corso di Digital Fabrication è un campus, una palestra di vita di e di lavoro in team. Si devono affrontare e risolvere diverse difficoltà, come un project management di tempo e risorse a disposizione. Importantissimo è apprendere il lavoro di squadra, in modo da aiutarsi a vicenda a seconda delle proprie attitudini. Oltre ai trainer di base appartenenti alla faculty di DAMA, (ART o diplomati FabAcademy) gli studenti hanno conosciuto figure professionali esterne competenti in diversi ambiti, come Sergio Subrizi per il taglio con fresa CNC, Alessandro Ranellucci per la stampa 3d, Simone Majocchi per l’interaction design con Arduino, il team di 3DFlow per la scansione 3d fotogrammetrica, Matteo Abbiati (Sharebot) per la stampa 3d SLS. I momenti salienti del percorso formativo possono raggrupparsi in tre fasi operative distinte: lezioni didattiche classiche in aula, incentrate sopratutto sulla teoria e sull’utilizzo dei software, laboratori di prototipazione per l’uso manuale e fisico delle macchine di fabbricazione, esposizione finale dei progetti ultimati al pubblico nella prestigiosa cornice della Tortona Design Week 2016 di Milano.

Momenti del Corso di Digital Fabrication; da sinistra a destra, una lezione di didattica in aula, laboratorio di prototipazione con uso delle macchine, esposizione finale al Fuorisalone 2016 di Via Tortona a Milano.

 

5 CONCEPT REALIZZATI CON IL DIGITAL FABBING

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Da sinistra a destra: Smartfinder di Francesco Auzzani, Spirae di Alessandro Cadenelli, Capase di Francesco Piccione, Bubbly di Nicola Lazzaro, Arbor di Martina Amato.

CAPASE di Francesco Piccione.

Il progetto “Capase” prende il nome dalle omonime anfore salentine e il suo design da un restyling delle loro linee sinuose, decostruendone la forma ma mantenendo immutate le loro curve proverbiali.
Proprio a questa reinterpretazioni si collega il progetto, che va ben oltre il semplice concetto del contenere, bensì ne fa dei portavasi intelligenti che si prendono cura delle piante al loro interno. Il progetto consta di una famiglia di tre elementi, di differenti altezze e diametri, che funzionano in doppia modalità: manuale o automatica. In modalità manuale sono in grado di segnalare all’utente, attraverso un avviso luminoso, la necessità di innaffiare la pianta, poichè monitorano il livello di umidità del terreno sulla base della tipologia di pianta e terriccio. In modalità automatica, invece, non sarà necessaria alcuna segnalazione, poichè al raggiungimento di un determinato e preimpostato valore di umidità del terreno, il vaso stesso provvederà in autonomia ad innaffiare e ristabilirne i valori ottimali, grazie alla presenza al suo interno di un sensore umidità, un serbatoio d’acqua e di una pompa ad immersione, il tutto comandato da una mente Arduino.

ARBOR di Martina Amato.

Il progetto di Martina è relativo ad un prodotto per arredo d’interni che reagisce agli stimoli ambientali. ARBOR è un totem in legno con un pannello incassato laserato in plexiglass. Attraverso Arduino il pannello cambia colore a seconda della temperatura ambientale in cui viene posto, diventando di fatto un termometro smart di design, inserito come oggetto di arredo nelle nostre abitazioni.

SMART FINDER di Francesco Auzzani.

Come progetto finale del corso di Digital Fabrication, Francesco Auzzani realizza lo “Smart-Finder”: uno svuota-tasche dotato di intelligenza artificiale in grado di ritrovare un telefono cellulare all’interno di un’abitazione o di un ufficio.
Si tratta di un prototipo realizzato con una stampante 3D a filamento, nello specifico in PLA blu, e con un circuito Arduino al suo interno.
La ricerca del telefono avviene attraverso una telefonata eseguita dall’apparecchio al premere di un pulsante presente sul prototipo. Il numero del telefono su cui effettuare la ricerca viene immagazzinato comodamente nella memoria eeprom del dispositivo stesso. Un led, a seconda del colore della luce emanata, indica all’utente la funzione eseguita dall’apparecchio in quel momento.

BUBBLY di Nicola Lazzaro.

Questo sforzo ha portato, nel mio caso, a un prototipo di lampada per bambini (ma non solo) che ho battezzata BUBBLY.
Le caratteristiche di BUBBLY sono di fatto due: quella di generare luce di diverso colore quando viene girata, capovolta o anche solo fatta lievemente vibrare e quella di raccontare fiabe (per un approfondimento si veda la sezione Arduino). Per quanto riguarda invece l’oggetto BUBBLY, e non le sue funzioni, esso è stato modellato con Grasshopper e Rhinoceros e stampato in 3D, utilizzando due diverse macchine a tecnologia FDM, con PLA (acido polilattico) bianco.

SPIRAE di Alessandro Cadenelli.

Il prototipo è un oggetto di arredo che reagisce agli stimoli sonori (tipicamente al ritmo di un brano musicale) illuminando i LED disposti a spirale. L’effetto ottico è di puro intrattenimento e dà un ottima resa durante eventi o installazioni dove sia presente un dj-set.

 

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